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Bentornato Bruno.

A nome de Su Sindacadu de sa Natzione Sarda siamo contenti di essere in questa pizza e poter dire: “Bentornato Bruno!”.

In questi 29 mesi di prigionia che Bruno ha sopportato, molto è cambiato.
La crisi mondiale del sistema capitalistico si è acuita e le sue ripercussioni in Sardigna sono più gravi di due anni e mezzo fa.

L’industria sarda è stata quasi totalmente smantellata e all’aggressione alla classe operaia si è aggiunta la colossale truffa della “chimica verde” che ha sostituito le produzioni industriali del territorio di Porto Torres con un gigantesco inceneritore che chiamano “centrale a biomasse”. Il ricatto del lavoro e l’ipotesi della disoccupazione hanno favorito questo processo.

Il futuro non è roseo per i lavoratori e nuove incertezze e mortificazioni – temiamo – si aggiungeranno alle precedenti.

La società sarda e occidentale tramontano e si arrendono al grande sfruttamento delle multinazionali favorite dai parametri e dagli indicatori del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Europea.
Il compagno Bellomonte è certamente informato delle lotte dei pastori e delle insensibili e usuraie politiche di Equitalia e del numero impressionante di aziende sottoposte a crudeli pignoramenti che alimentano tensioni e frustrazioni fra i lavoratori e le piccole aziende della nostra Isola.

Siamo certi che tutti abbiamo ben presente lo sviluppo delle politiche militariste dello Stato italiano, il suo coinvolgimento in numerosissimi scenari di guerra che coinvolgono le basi militari presenti nell’isola e la progettazione di numerosi Radar lungo tutte le coste sarde.

Radar ad uso del corpo della Guardia di Finanza ufficialmente per impedire lo sbarco dei clandestini ma – crediamo – in una logica militare di controllo strategico del Mediterraneo nella dinamica dello sviluppo delle politiche militari della Nato e degli USA per il controllo di tutto il nord Africa e Medio Oriente.  I comitati spontanei dei cittadini sono riusciti a bloccare l’installazione dei Radar grazie ad un ricorso al TAR ma non sappiamo per quanto tempo tale realizzazione rimarrà bloccata ne se il progetto venga accantonato. Gli ascari locali della “mediazione” – vedi il sindaco di Sassari – propongono nuovi siti, mentre i comitati NO-RADAR propongono la cancellazione del progetto.

Oggi la battaglia si gioca anche intorno al GALSI (il gasdotto che dall’Algeria attraverserà la nostra isola). Progetto “precettato” dallo Stato che lo definisce “strategico”, come definisce strategica la TAV.

Un Progetto equamente condiviso dal centrodestra e dal centrosinistra con Berlusconi prima e con Mario “Morti” oggi.

Un progetto che non può essere condiviso dal popolo sardo, che non produrrà alcun beneficio e che devasterà il territorio. E’ sufficiente andare in Campidano per vedere lo scempio della realizzazione ai margini della strada statale 131. Anche da questa piazza è opportuno mandare un messaggio alle istituzioni urlando NO GALSI, VOGLIAMO UN’INDUSTRIA ENERGETICA DIFFUSA, RINNOVABILE ED ECOSOSTENIBILE FUNZIONALE ALLO SVILUPPO DELLA SARDIGNA.

Non mancano le tensioni nelle zone a più alta concentrazione militare (QUIRRA in prima linea) ne i paradossi dello smantellamento del sistema pubblico dei trasporti o i problemi e le negatività che il precariato introduce, in particolare nella forestazione e nei servizi, senza dimenticare la vile aggressione alla scuola pubblica che produce una dispersione scolastica che pone l’infanzia e i giovani sardi in una condizione di serissima difficoltà.

E inoltre le nuove povertà e le crescenti difficoltà dei diversamente abili o degli anziani in un contesto in cui regrediscono le ataviche culture della solidarietà, da sempre presenti nella nostra isola. Come vedi, caro Bruno, non sono venuti meno i motivi per continuare le lotte, per presidiare il territorio contro l’aggressione neocoloniale alla Sardigna e ai Sardi, contro quest’attacco criminale al territorio e al sistema produttivo.

VIGILARE E LOTTARE.

E’ compito della parte più sensibile del Popolo Sardo e degli Indipendentisti, in primo luogo, vigilare perché il nostro territorio e il nostro Popolo, con la sua cultura e le proprie attività produttive non vengano definitivamente annientati.

Ed è nostro compito LOTTARE per restituire al Territorio e al Popolo Sardo che lo abita, la forza e il coraggio per PASSARE DALLA RESISTENZA ALLA LIBERAZIONE.

Su Sindacadu de sa Natzione Sarda definisce questo percorso LIBERATZIONE SOTZIALE E LIBERATZIONE NATZIONALE ed è il percorso che gli indipendentisti della Sinistra patriottica Sarda hanno scelto di percorrere.
Questo Percorso, che consideriamo legittimo e praticabile, è guardato con molta attenzione dal Popolo Sardo e ovunque il Movimento indipendentista è guardato con simpatia e apprezzamento.
Guardare con occhio critico e DISSENTIRE dalle scelte che lo Stato Italiano compie in Sardegna è una ginnastica comune per i Sardi. Moltissimi affermano che senza l’Italia la Sardegna potrebbe cavarsela benissimo!

Ma affermare il bisogno di Sovranità, in Sardegna, è vietato.

Perché in Sardegna, quando il DISSENSO assume variabili e connotati considerati “pericolosi” per lo Stato Italiano, non cambiano certamente le leggi o le strategie autoritarie.

NO! S’introduce la REPRESSIONE, si nega la possibilità del DISSENSO, si nega la DEMOCRAZIA e s’introduce la GALERA.

Ed è facile intuirne le motivazioni!  La Sardegna è STRATEGICA PER IL MEDITRRANEO. Lo sapevano gli inglesi e i russi, lo sapevano i francesi e lo sanno gli Italiani, anche se per riuscirvi hanno dovuto cedere una parte del proprio territorio agli statunitensi attraverso accordi segreti che fanno vergogna a qualunque comunità civile.
Ecco perché non si tollera neppure l’IDEA D’INDIPENDENZA.

Ecco perché anche il pensiero o il sogno di un altro mondo possibile nella nostra isola diventa EVERSIONE.  Ecco perché tutti noi siamo osservati e spiati, intercettati e perseguiti. Non perché siamo sardisti o comunisti, atei, cattolici o musulmani, sindacalisti o ambientalisti.

NO!  Siamo osservati, spiati o pedinati perché vicino ad ogni nostro libero pensiero aggreghiamo la parola INDIPENDENTISTA. Siamo quindi Sardisti-INDIPENDENTISTI, Comunisti-INDIPENDENTISTI, atei o cattolici o musulmani-INDIPENDENTISTI, ambientalisti-INDIPENDENTISTI, sindacalisti-INDIPENDENTISTI.  E’ quell’aggettivo che spaventa. E’ l’idea che qualcuno possa mettere in discussione l’Unità dell’Italia di Cavour (di Cavour ?) che è la stessa di Napolitano o di Berlusconi o di Bersani.

Ma forse tutte queste cose le sappiamo e oggi è giusto;

-ricordare solo per un attimo il compagno Luigi Fallico morto nelle galere italiane perché accusato di un reato che “non sussiste”.

-dare il benvenuto al compagno Buno Bellomonte.

-richiedere con forza la sua riassunzione da parte delle Ferrovie dello Stato.

FINTZAS A BINCHER! FINTZAS A S’INDIPENDENTZIA!!

Portavoce
Sindacadu Natzione Sarda

Anghelu Marras

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admin - ha scritto 66 articoli su Sindacadu de sa Natzione Sarda.


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