Siamo sconcertati; una catastrofe, come quella del sisma che ha colpito l’Emilia Romagna, dovrebbe esteriorizzare i sentimenti solidaristici che tutte le persone dovrebbero avere nei confronti di chi è stato colpito da drammi e tragedie.
Ed invece ci ritroviamo di fronte gli sciacalli, quegli esseri che approfittano delle altrui disgrazie per lucrare. E non ci riferiamo, solo, a chi entra nelle case abbandonate in fretta e furia dalla gente terrorizzata dall’evento.
Ci riferiamo, soprattutto, a quelle decine di imprese che hanno letteralmente costretto i lavoratori a rientrare nelle aziende, con certificazioni di agibilità falsi, per produrre, per fare denari, per lucrare, consapevoli dei pericoli di nuove scosse sismiche.
Questi sciacalli sono i peggiori, quelli che, in nome del dio profitto, non esitano un solo istante a condannare a morte i lavoratori, meglio se precari e senza diritti
Sono gli stessi sciacalli che riceveranno gli aiuti per i danni che il sisma ha causato alle loro imprese. Denari pagati da tutti noi e pagati anche con la vita da quei lavoratori sottoposti al ricatto della precarietà.
In un paese civile il capo della polizia avrebbe detto che sono questi i delitti peggiori. In un paese civile il governo si sarebbe adoperato per levare dalle mani di questi esseri le imprese che guidano, dandole nelle mani di chi ha versato letteralmente il sangue per esse.
Ma l’Italia è tutt’altro che un paese civile.
Festeggerà, comunque, il 2 giugno, l’ennesimo compleanno della Repubblica con una “sobria” parata militare che costerà 3 milioni di euro.
E tutto questo passa nel silenzio assordante dei media asserviti a quella che un tempo fu una democrazia e che ora è una feroce dittatura economica.

























