Analisi di un bidone.

Riceviamo e pubblichiamo dai compagni del SALLCA-CUB




NO AL CONTRATTO BEFFA:
UN PACCO DA RISPEDIRE AL MITTENTE!

Nessun aumento salariale per il 2011 e 5 mesi del 2012
Nessun recupero inflattivo per il triennio precedente
Aumenti medi dichiarati di 50 euro al mese a partire dal mese di giugno 2012,
altri 50 dal giugno 2013, altri 70 dal giugno 2014:
soldi che non contano per TFR, Fondo Pensione, trattamento di quiescenza
TFR calcolato per 3 anni solo su stipendio, scatti anzianità ed ex ristrutturazione tabellare
Blocco degli scatti d’anzianità per 19 mesi
Contratti complementari con tagli salariali del 20% e orari di 40 ore
Salario d’ingresso con abbattimento tabellare del 18%
Un giorno in meno di banca ore o ex-festività per 5 anni per assunzioni solo presunte
Orari di sportello dilatati nella fascia oraria 8-20 o addirittura 7-22.
Forzature sull’obbligo di fare le ferie arretrate e quelle di competenza
Fungibilità dei Quadri Direttivi dal 1^ al 4^ Livello
Accorpamento di VAP e premio incentivante con rischio di perdere anche il primo

Era questa la piattaforma votata dai lavoratori?
Dovevamo aspettare un anno per ottenere queste brillanti conquiste?
Se è sopraggiunta la crisi non era doveroso tornare in assemblea?
C’è qualcos’altro che possiamo fare per finanziare le banche?

Il contratto dei bancari siglato il 19 gennaio scorso è il peggiore da molti anni a questa parte: batte decisamente quello del 2005, che introdusse l’apprendistato, e persino quello del 1999, che pose le basi per un abbassamento del 10% del costo del lavoro nel settore.

La piattaforma del primo tavolo della primavera 2011 ci aveva stupito perché andava in direzione completamente contraria: assumeva i problemi del settore, poneva al centro la necessità di creare nuova e buona occupazione, puntava a difendere l’area contrattuale, chiedeva di fare rientrare le lavorazioni date in appalto, metteva in discussione i sistemi incentivanti e si proponeva di recuperare il potere d’acquisto perduto. Nella sua premessa discolpava, è vero, le banche italiane da ogni responsabilità nello scoppio della crisi, ma sollevava comunque un nodo importante: come fare banca in modo responsabile, equo e sostenibile, abbassando le pressioni commerciali.
Nelle assemblee avevamo fatto notare alcuni punti critici (come la richiesta di fare entrare il sindacato nei consigli d’amministrazione), ma non ci sembrava opportuno bocciare la piattaforma in partenza: poteva essere uno strumento utile per riprendere potere negoziale e, se usata in modo convincente e conflittuale,  per strappare alle banche diritti e conquiste. Visti i soggetti, la piattaforma non ci sembrava credibile e, non a caso, un nostro ordine del giorno chiedeva di ritornare in assemblea se la trattativa avesse preso direzioni diverse. Da allora è passata molta acqua sotto i ponti:

-    i piani industriali presentati dalle banche si sono dimostrati sideralmente lontani dalla realtà, ma comunque dichiaravano migliaia di esuberi e tagliavano altrettanti posti di lavoro;
-    la revisione del fondo esuberi ha ridotto l’assegno di sostegno al reddito per tutti i lavoratori che sarebbero andati in pensione con il sistema retributivo;
-    l’accordo interconfederale tra Cgil-Cisl-Uil e Confindustria ha modificato il sistema delle regole contrattuali, aprendo alla possibilità di accordi aziendali peggiorativi del C.C.N.L.;
-    l’accordo quadro raggiunto nel settore il 24/10/2011 ha recepito l’accordo interconfederale, stabilendo regole nuove, sia sui rinnovi contrattuali che sui criteri di rappresentanza, affossando definitivamente la possibilità di eleggere le rappresentanze sindacali unitarie;
-    i primi incontri sul CCNL, tenutisi a metà dicembre, hanno subito chiarito che l’ABI considerava superata la piattaforma sindacale e che la controproposta sarebbe stata formulata sul terreno completamente diverso dell’emergenza e della straordinarietà.

L’Abi ha avanzato, infatti, una serie di richieste irricevibili, a spese del lavoro e delle tutele esistenti: tenere basso il costo del lavoro, concedere aumenti retributivi modesti, ottenere un salario d’inserimento ultra-ridotto, finanziare con una giornata di banca-ore, o ex-festività, un fondo per assumere/stabilizzare nuovi occupati, allungare gli orari di sportello, normare i contratti complementari con forti sconti, ottenere la fungibilità all’interno dell’area dei Quadri Direttivi.
Tutto questo avrebbe reso assolutamente necessario un ritorno in categoria, con una tornata assembleare capillare, per decidere come procedere, quali priorità selezionare, quali forme di lotta adottare per conquistare gli obiettivi prefissati.
Invece i sindacati trattanti(?) hanno scelto senza indugio la resa totale e definitiva.

I contenuti dell’accordo sono ormai noti:

A)    Contratti complementari: per i neo-assunti l’orario settimanale di lavoro sarà di 40 ore, con inquadramento al livello 2A3L e tabelle retributive ridotte del 20%. Basteranno questi sconti concessi alle aziende per difendere l’area contrattuale?

B)    Insourcing: nel caso di riassorbimento di lavorazioni esternalizzate, con applicazione di contratti diversi da quello del credito, i lavoratori osserveranno un orario di lavoro di 40 ore settimanali, le tabelle retributive potranno essere allineate nell’arco di 4 anni, ma il trattamento economico massimo sarà sempre ridotto del 20%, come nel caso dei contratti complementari.

C)    Fondo per l’occupazione: viene istituito un Fondo per incentivare l’assunzione o la stabilizzazione di giovani sotto i 32 anni, disoccupati, cassintegrati, lavoratori in mobilità, donne residenti in zone svantaggiate. Il Fondo è finanziato, in via sperimentale e per 5 anni, con una giornata di banca delle ore (aree professionali), d’ex-festività (Quadri Direttivi) ed il 4% della retribuzione del Top Management (ma qui c’è solo un invito dell’Abi ai volenterosi!). Il Fondo eroga 2.500 euro l’anno, per tre anni, alle banche che assumono o stabilizzano un lavoratore. In caso d’utilizzo dei contratti di solidarietà “espansivi” il contributo va al lavoratore che accetta una riduzione d’orario in cambio di nuova occupazione.
Vorremmo capire: visto che il Fondo lo pagano i lavoratori,  perché non è stato chiesto se erano d’accordo? Le migliaia di “ESUBERI” dichiarati e attivati (con decurtazione dell’assegno) in questi mesi in tutti i gruppi bancari erano uno scherzo? Ora, per le nuove assunzioni, le banche potranno risparmiare il 18%, ricevere 2.500 Euro di bonus, magari aggiungerne un altro se pescano dalle liste di mobilità. Infine la beffa: i top manager sono “invitati” a non aumentarsi lo stipendio ed a contribuire al Fondo e non poteva essere diversamente visto che questo contratto non può imporre loro nulla. Così continueranno a incassare ricchi, scandalosi e immeritati premi e poi magari faranno anche la figura dei benefattori.

D)    Salario d’inserimento: i lavoratori neo-assunti, a tempo indeterminato, anche se apprendisti,  vengono inquadrati al livello 3A1L, ma hanno uno stipendio ridotto del 18% ad euro 1679,89 lordi al mese, per 4 anni. Le parti invitano le fonti istitutive aziendali a prevedere per i lavoratori neo-assunti un contributo previdenziale del 4% per i primi 4 anni.
E)    Aumenti contrattuali: è previsto un aumento medio di 50 euro dal 1/6/2012 – altri 50 euro dal 1/6/2013 – altri 70 euro dal 1/6/2014 (totale 170), parametrato sulla figura del livello 3A4L con sette scatti di anzianità. Gli aumenti vengono corrisposti come elemento distinto della retribuzione, quindi non vengono computati ai fini degli istituti contrattuali nazionali, del TFR, dei trattamenti di quiescenza, di previdenza e di ogni altro trattamento aziendale. Gli aumenti saranno inseriti in tabella solo dopo il 1/7/2014 e con criteri da definire. Non c’è alcun recupero per il differenziale dell’inflazione per gli anni 2008-2009-2010-2011. Per il 2011, anno con contratto già scaduto, non c’è alcun aumento (e l’inflazione è stata del 3,3%). Nessun aumento neanche per i primi cinque mesi del 2012.

F)    Trattamento economico: per il periodo 1/1/2013-31/7/2014 vengono bloccati gli scatti di anzianità. Fino al 31/12/2014  il TFR viene calcolato solo sulle voci tabellari di stipendio, scatti di anzianità, importo ex-ristrutturazione tabellare (con esclusione di tutte le altre voci).

G)    Orario di sportello: le banche ottengono un aumento del 50% dell’orario di sportello. Infatti, fermo restando il tempo individuale d’adibizione,  il limite precedente parlava di 40 ore settimanali, mentre ora si potrà arrivare a 60 ore con semplice informativa, o addirittura a 75 ore con trattativa sindacale. Ora le aziende potranno fissare l’orario di sportello dalle ore 8 alle 20 con una semplice informativa alle OO.SS. con preavviso di 10 giorni (sono possibili osservazioni). Con il negoziato sindacale possono aprire tra le 7 e le 8 del mattino, oppure tra le ore 20 e le ore 22, con 10 giorni di tempo per negoziare soluzioni condivise. Viene raccomandato alle aziende di privilegiare la volontarietà. E’ possibile addirittura  il superamento di questi limiti, se lo sportello è situato in centri commerciali, mercati, stazioni, località turistiche, fiere, manifestazioni, ecc.

H)    Fungibilità dei quadri direttivi: viene istituita la Commissione Inquadramenti per procedere a classificazione del personale, declaratorie e profili professionali; intanto diventano immediatamente e pienamente fungibili i Quadri Direttivi dal 1^ al 4^ livello. Servirà alle banche per aggirare i divieti di demansionamento e risparmiare sugli inquadramenti.

I)    Premio variabile di risultato: in sede aziendale si può prevedere un unico premio aziendale di risultato che unifichi VAP e sistema incentivante, con la raccomandazione delle OO.SS. affinché venga fissato con criteri condivisi, fermo restando la sua crescente correlazione con effettivi incrementi di redditività, produttività ed altri obiettivi d’impresa. La crisi poteva essere l’occasione per cambiare il modo di lavorare nelle banche. Non crediamo che il sistema incentivante possa essere contrattato, va superato. Così anche il Vap diventerà ancora più incerto e magari distribuito in maniera iniqua.

J)    Fruizione delle ferie: le parti s’impegnano all’effettiva fruizione di riduzioni d’orario, banca ore, ferie ed ex-festività, con smaltimento di quelle arretrate. Ricominceranno forti pressioni per fare le ferie, anche quando non servono, per garantire riduzioni di costo. Su questo però invitiamo alla fermezza: nonostante la complicità dei sindacati asserviti, una dichiarazione non cancella le leggi e potete rispondere picche a chi vi “ordinerà” di azzerare le ferie.

K)    Relazioni sindacali: possibilità di definire a livello aziendale o di gruppo “specifiche intese” modificative in peggio di regolamentazioni, anche disciplinate dal CCNL, su prestazione lavorativa, orari e organizzazione del lavoro. Le aziende potranno quindi servirsi di contratti “alla carta” disarticolando il CCNL. La scadenza contrattuale viene fissata al 30 giugno 2014. Il periodo di raffreddamento del conflitto al momento della scadenza del  contratto viene allungato a 7 mesi. Tutte le OO.SS. si impegnano al rispetto del contratto, se esso viene firmato da chi rappresenta il 55% dei lavoratori iscritti. L’iscrizione ai sindacati è certificata dalla trattenuta in busta paga. Chi non ha la trattenuta in busta paga non esiste. Chi non è iscritto ad un sindacato firmatario non conta.

L)    Efficacia dei contratti di secondo livello: sono validi per tutti i lavoratori e vincolanti per tutte le organizzazioni sindacali, se sottoscritti da OO.SS. che rappresentino la maggioranza dei lavoratori che vi sono iscritti. Vale anche qui la regola che i lavoratori non iscritti ai sindacati firmatari, unici beneficiari della trattenuta in busta paga, non contano niente.

M)    Elemento di garanzia retributiva: nelle aziende prive della contrattazione di secondo livello e altri trattamenti economici, oltre a quanto previsto dal CCNL, spetta un importo di 258 euro lordi annui. Ci sarà da scialare …

N)    Indennità di vacanza contrattuale: è confermata al 30% dell’inflazione prevista e decorre dopo 3 mesi dal mancato accordo, ma prima saliva al 50% trascorsi 6 mesi dalla scadenza, mentre ora resta ferma al 30%.

O)    Apprendistato: viene attivata entro febbraio una Commissione per adeguare, entro aprile 2012,  l’apprendistato professionalizzante a quanto previsto dal D.lgs. 14 settembre 2011, n. 167.

P)    Long Term Care: sale da 50 a 100 euro l’anno il contributo alla Casdic per la copertura del rischio di perdita dell’autosufficienza.

Completano l’opera un’ulteriore sventagliata di Commissioni Paritetiche la cui utilità per i lavoratori resta del tutto indecifrabile, visti i risultati ottenuti, ma garantisce un bel “poltronificio” ai sindacati firmatutto: Inquadramenti, Orari di lavoro, Pari Opportunità, Accordo R.l.s., Semplificazione e Razionalizzazione Normativa, addirittura un Osservatorio nazionale sulla Produttività.

La cultura della crisi ha pervaso nel profondo anche le organizzazioni sindacali, che hanno firmato nel momento peggiore un contratto di pesante arretramento, duraturo e strutturale, soccombendo al clima di emergenza che è stato imposto al Paese dal vecchio e dal nuovo governo, con l’uso del deterioramento della  situazione finanziaria. I lavoratori non hanno colpa dei guasti che sono stati arrecati alla struttura produttiva italiana, alla tenuta finanziaria, al sistema sociale. Non tocca a noi pagare i costi del risanamento! Non tocca a noi aiutare le banche a risollevarsi!

Organizziamoci per resistere e per bocciare il contratto, nelle sedi sindacali, nelle assemblee dei lavoratori, sui posti di lavoro. Usiamo la consultazione per dare il benservito a queste organizzazioni sindacali. Mettiamo insieme le energie: lavoratori arrabbiati, delegati sindacali onesti, iscritti stanchi di subire. Bocciare il contratto significa ripartire, ricominciare a resistere, dire di no quando serve e quando ci vuole.

Non lasciamoci passare tutto sopra la testa: usiamola per riprenderci in mano il nostro futuro.

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Credito e Assicurazioni
www.sallcacub.org               sallca.cub@sallcacub.org
Sede Legale: Milano – Viale Lombardia 20; tel. 02/70631804; fax 02/70602409
Sede Operativa: Torino – Corso Marconi 34; tel. 011/655897; fax 011-7600582
f.i.p. 30/01/2012

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La vergogna (comunicato del SALLCA-CUB)

Riceviamo dai compagni della SALLCA-CUB e volentieri

pubblichiamo, in attesa di poterci coordinare con loro.

DA SEGRETERIA NAZIONALE CUB-SALLCA

CONTRATTO BANCARI: IL DANNO E LA BEFFA
Si è concluso nel peggiore dei modi e senza un minuto di sciopero il rinnovo del contratto dei bancari: una sceneggiata nel metodo e un obbrobrio nei contenuti.
A fronte di un contesto di crisi innegabile, i sindacati firmatari hanno deciso di farvi fronte cestinando la loro già poco credibile piattaforma e limitandosi ad emendare quella della controparte, scaricando sacrifici sui lavoratori per aiutare i poveri banchieri.
Una trattativa lampo con comica finale: il 18 gennaio veniva raggiunto verbalmente l’accordo, il 19 si riapriva il confronto perchè il testo non coincideva con quanto concordato. Ancora l’altra settimana stavano girando due testi diversi!!!!
Nel merito: non c’è il recupero del potere d’acquisto, vi sono perdite su importanti parti normative, viene allargato in modo insensato l’orario di sportello e “difesa” l’area contrattuale con forti sconti alle aziende sulle nuove assunzioni.
Il Fondo per l’occupazione introduce il salario d’ingresso ed un contributo a carico dei lavoratori. Beffa finale: i top manager vengono invitati(sic!) a non aumentarsi i loro già scandalosi ed immeritati stipendi e a dare un contributo del 4% al Fondo per l’occupazione.
Un’ultima domanda: come mai si crea un fondo per l’occupazione a condizioni stracciate dopo che in questi mesi sono stati firmati nei principali gruppi bancari accordi per migliaia e migliaia di esodi?
Ancora una volta si conferma la teoria che la crisi è una grossa opportunità: per chi ne è responsabile e riesce a scaricarne i costi su chi ne è incolpevole!
Di fronte alla cancellazione di ogni residuo di democrazia sindacale e di autonomia negoziale, invitiamo i quadri sindacali delle sigle firmatarie che hanno ancora un barlume di dignità a unire gli sforzi per contrastare questo scippo ai danni dei lavoratori, ricompensato dall’Abi con il consueto proliferare di commissioni paritetiche, utili solo al mantenimento delle burocrazie sindacali.
A breve produrremmo un volantino analitico con tutte le “delizie” del rinnovo contrattuale.”

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Solidarietà ai lavoratori della Rockwool in lotta.

Su Sindacadu de sa Natzione Sarda esprime la propria solidarietà ai lavoratori della Rockwool, in lotta per difendere il proprio posto di lavoro, per restituire ai lavoratori e al lavoro la dignità e la centralità che i governi dei banchieri cercano di negare. Quando uno Stato (italiano, nel nostro caso) sostituisce il lavoro produttivo con la speculazione finanziaria, quando uno Stato di banchieri raccoglie la solidarietà di tutto l’arco costituzionale, quando vengono meno le differenze fra gli schieramenti di destra o di sinistra ed entrambi puntano a ristrutturare il Capitale facendo pagare la crisi ai lavoratori … quando sindacati concertativi continuano ad “amoreggiare” incondizionatamente con i Padroni e con il loro sistema ….allora vuol dire che e’ venuto il tempo di fare a meno di quelle forze sociali e politiche per puntare con più decisione alla trasformazione della società, alla risoluzione delle dipendenze.

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Monti e Formero: colossali bugie.

Monti e Fornero colossali bugie

Un comunicato dei CUB.

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Comunicato SALLCA-CUB.

Con i compagni della SALLCA-CUB esiste, da tempo, una coincidenza di opinioni in merito alle tematiche di carattere italiano e condividiamo, inoltre, anche la stessa attenzione per i reciproci territori.

E’ per questo che, da ora in poi, ospiteremo, sul nostro sito web, anche riflessioni di carattere generale che ci perverranno da loro.

Introduciamo questa nuova fase con un comunicato pervenutoci via e-mail:

DA SEGRETERIA NAZIONALE CUB-SALLCA

Commenteremo in modo più preciso le misure prese dal governo Monti, ma i provvedimenti annunciati confermano tutte le nostre preoccupazioni. Un governo insediato dalle oligarchie finanziarie, composto dai loro amici (rimandiamo al nostro precedente volantino per ricordare gli incarichi in Goldman Sachs del duo Monti-Draghi: altrochè conflitto di interesse) e votato a chiedere sacrifici secondo le consuete modalità: tagli alle pensioni, alla sanità, ai trasporti e tasse che colpiscono pesantemente anche gli strati inferiori della popolazione (Ici e Iva).
Le misure usate come paravento per coprire le vergogne (tassa sui beni di lusso e sui capitali “scudati”) hanno quasi il sapore della beffa: chi ha beneficiato dello scudo fiscale ha esportato illegalmente all’estero capitali che sarebbero stati tassati al 40%. Li ha fatti rientrare pagando il 5% e oggi gli si chiede un ulteriore salasso del 1,5%!!!!
Per l’ineffabile Monti non c’è alternativa tra sacrifici e fallimento. L’alternativa c’è: far pagare chi non ha mai pagato!
Sappiamo anche dove finiranno i soldi prelevati a lavoratori e pensionati: a finanziare le grandi opere, dove grandi sono solo i profitti per i soliti noti che si arricchiscono attraverso lo spreco di denaro pubblico per opere inutili, quando non dannose. Intanto il territorio italiano cade a pezzi e ad ogni alluvione si contano i morti, ma i soldi per mettere in sicurezza le aree a rischio non ci sono.
E’ un mondo al contrario, dove i ricchi rubano ai poveri, dove i beni comuni vengono depredati e dove chi protesta è un malfattore.
Ma la resistenza continua e c’è già un primo appuntamento. L’8 dicembre la Val di Susa si mobilita per 4 giorni.
La Cub-Sallca, come sempre, ci sarà. Per chi vuole conoscere nei dettagli il programma può visitare il sito www.notav.info, da cui abbiamo tratto questi semplici quanto significativi dati

Nel 2010 fonti ministeriali quantificavano in:
  • 19 miliardi di euro il fabbisogno minimo per mettere in sicurezza il paese da frane, smottamenti e altri danni idrogeologici
  • 13 miliardi di euro il fabbisogno minimo per mettere in sicurezza le SCUOLE mentre I soldi per il cunicolo geognostico della Maddalena, come stabilito dal CIPE, sono sottratti anche dai fondi FAS per la messa in sicurezza delle scuole!
  • Il TAV in valle di Susa potrà costare per difetto 20 miliardi di euro che andranno a cadere sulle nuove generazioni senza aspettativa di lavoro!

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Bentornato Bruno.

A nome de Su Sindacadu de sa Natzione Sarda siamo contenti di essere in questa pizza e poter dire: “Bentornato Bruno!”.

In questi 29 mesi di prigionia che Bruno ha sopportato, molto è cambiato.
La crisi mondiale del sistema capitalistico si è acuita e le sue ripercussioni in Sardigna sono più gravi di due anni e mezzo fa.

L’industria sarda è stata quasi totalmente smantellata e all’aggressione alla classe operaia si è aggiunta la colossale truffa della “chimica verde” che ha sostituito le produzioni industriali del territorio di Porto Torres con un gigantesco inceneritore che chiamano “centrale a biomasse”. Il ricatto del lavoro e l’ipotesi della disoccupazione hanno favorito questo processo.

Il futuro non è roseo per i lavoratori e nuove incertezze e mortificazioni – temiamo – si aggiungeranno alle precedenti.

La società sarda e occidentale tramontano e si arrendono al grande sfruttamento delle multinazionali favorite dai parametri e dagli indicatori del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Europea.
Il compagno Bellomonte è certamente informato delle lotte dei pastori e delle insensibili e usuraie politiche di Equitalia e del numero impressionante di aziende sottoposte a crudeli pignoramenti che alimentano tensioni e frustrazioni fra i lavoratori e le piccole aziende della nostra Isola.

Siamo certi che tutti abbiamo ben presente lo sviluppo delle politiche militariste dello Stato italiano, il suo coinvolgimento in numerosissimi scenari di guerra che coinvolgono le basi militari presenti nell’isola e la progettazione di numerosi Radar lungo tutte le coste sarde.

Radar ad uso del corpo della Guardia di Finanza ufficialmente per impedire lo sbarco dei clandestini ma – crediamo – in una logica militare di controllo strategico del Mediterraneo nella dinamica dello sviluppo delle politiche militari della Nato e degli USA per il controllo di tutto il nord Africa e Medio Oriente.  I comitati spontanei dei cittadini sono riusciti a bloccare l’installazione dei Radar grazie ad un ricorso al TAR ma non sappiamo per quanto tempo tale realizzazione rimarrà bloccata ne se il progetto venga accantonato. Gli ascari locali della “mediazione” – vedi il sindaco di Sassari – propongono nuovi siti, mentre i comitati NO-RADAR propongono la cancellazione del progetto.

Oggi la battaglia si gioca anche intorno al GALSI (il gasdotto che dall’Algeria attraverserà la nostra isola). Progetto “precettato” dallo Stato che lo definisce “strategico”, come definisce strategica la TAV.

Un Progetto equamente condiviso dal centrodestra e dal centrosinistra con Berlusconi prima e con Mario “Morti” oggi.

Un progetto che non può essere condiviso dal popolo sardo, che non produrrà alcun beneficio e che devasterà il territorio. E’ sufficiente andare in Campidano per vedere lo scempio della realizzazione ai margini della strada statale 131. Anche da questa piazza è opportuno mandare un messaggio alle istituzioni urlando NO GALSI, VOGLIAMO UN’INDUSTRIA ENERGETICA DIFFUSA, RINNOVABILE ED ECOSOSTENIBILE FUNZIONALE ALLO SVILUPPO DELLA SARDIGNA.

Non mancano le tensioni nelle zone a più alta concentrazione militare (QUIRRA in prima linea) ne i paradossi dello smantellamento del sistema pubblico dei trasporti o i problemi e le negatività che il precariato introduce, in particolare nella forestazione e nei servizi, senza dimenticare la vile aggressione alla scuola pubblica che produce una dispersione scolastica che pone l’infanzia e i giovani sardi in una condizione di serissima difficoltà.

E inoltre le nuove povertà e le crescenti difficoltà dei diversamente abili o degli anziani in un contesto in cui regrediscono le ataviche culture della solidarietà, da sempre presenti nella nostra isola. Come vedi, caro Bruno, non sono venuti meno i motivi per continuare le lotte, per presidiare il territorio contro l’aggressione neocoloniale alla Sardigna e ai Sardi, contro quest’attacco criminale al territorio e al sistema produttivo.

VIGILARE E LOTTARE.

E’ compito della parte più sensibile del Popolo Sardo e degli Indipendentisti, in primo luogo, vigilare perché il nostro territorio e il nostro Popolo, con la sua cultura e le proprie attività produttive non vengano definitivamente annientati.

Ed è nostro compito LOTTARE per restituire al Territorio e al Popolo Sardo che lo abita, la forza e il coraggio per PASSARE DALLA RESISTENZA ALLA LIBERAZIONE.

Su Sindacadu de sa Natzione Sarda definisce questo percorso LIBERATZIONE SOTZIALE E LIBERATZIONE NATZIONALE ed è il percorso che gli indipendentisti della Sinistra patriottica Sarda hanno scelto di percorrere.
Questo Percorso, che consideriamo legittimo e praticabile, è guardato con molta attenzione dal Popolo Sardo e ovunque il Movimento indipendentista è guardato con simpatia e apprezzamento.
Guardare con occhio critico e DISSENTIRE dalle scelte che lo Stato Italiano compie in Sardegna è una ginnastica comune per i Sardi. Moltissimi affermano che senza l’Italia la Sardegna potrebbe cavarsela benissimo!

Ma affermare il bisogno di Sovranità, in Sardegna, è vietato.

Perché in Sardegna, quando il DISSENSO assume variabili e connotati considerati “pericolosi” per lo Stato Italiano, non cambiano certamente le leggi o le strategie autoritarie.

NO! S’introduce la REPRESSIONE, si nega la possibilità del DISSENSO, si nega la DEMOCRAZIA e s’introduce la GALERA.

Ed è facile intuirne le motivazioni!  La Sardegna è STRATEGICA PER IL MEDITRRANEO. Lo sapevano gli inglesi e i russi, lo sapevano i francesi e lo sanno gli Italiani, anche se per riuscirvi hanno dovuto cedere una parte del proprio territorio agli statunitensi attraverso accordi segreti che fanno vergogna a qualunque comunità civile.
Ecco perché non si tollera neppure l’IDEA D’INDIPENDENZA.

Ecco perché anche il pensiero o il sogno di un altro mondo possibile nella nostra isola diventa EVERSIONE.  Ecco perché tutti noi siamo osservati e spiati, intercettati e perseguiti. Non perché siamo sardisti o comunisti, atei, cattolici o musulmani, sindacalisti o ambientalisti.

NO!  Siamo osservati, spiati o pedinati perché vicino ad ogni nostro libero pensiero aggreghiamo la parola INDIPENDENTISTA. Siamo quindi Sardisti-INDIPENDENTISTI, Comunisti-INDIPENDENTISTI, atei o cattolici o musulmani-INDIPENDENTISTI, ambientalisti-INDIPENDENTISTI, sindacalisti-INDIPENDENTISTI.  E’ quell’aggettivo che spaventa. E’ l’idea che qualcuno possa mettere in discussione l’Unità dell’Italia di Cavour (di Cavour ?) che è la stessa di Napolitano o di Berlusconi o di Bersani.

Ma forse tutte queste cose le sappiamo e oggi è giusto;

-ricordare solo per un attimo il compagno Luigi Fallico morto nelle galere italiane perché accusato di un reato che “non sussiste”.

-dare il benvenuto al compagno Buno Bellomonte.

-richiedere con forza la sua riassunzione da parte delle Ferrovie dello Stato.

FINTZAS A BINCHER! FINTZAS A S’INDIPENDENTZIA!!

Portavoce
Sindacadu Natzione Sarda

Anghelu Marras

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