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Avevamo ragione, riprendiamo il lavoro!

Il CCNL del credito 19/01/2012 è stato bocciato nelle assemblee dei lavoratori, anche se chi l’ha firmato non ammetterà mai la verità. Ad un anno da quell’intesa, nessuna delle balle raccontate per renderlo attraente è diventata realtà.

Quel contratto doveva garantire l’occupazione (30.000 posti in 5 anni) e vediamo solo tagli d’organico, a migliaia, in tutti i piani industriali varati dopo quella data (Abi parla di 35.000 esuberi, ma qualcuno spara 50.000).

Doveva riportare dentro il ciclo produttivo principale le lavorazioni date in appalto ad altri soggetti e vediamo solo nuovi tentativi di esternalizzazione.

Doveva garantire il potere d’acquisto delle retribuzioni, ma quel poco che ci hanno concesso se lo sono ripresi subito in altro modo, e con gli interessi (basti pensare a quanto risparmiano riducendo il perimetro su cui accantonano per TFR e Fondi Pensione).

Doveva rafforzare il controllo sul sistema incentivante, ma dai primi segnali emerge che la riunificazione con il V.a.p. rischia di rendere aleatorio tutto il premio di produttività, aumentando solo la discrezionalità aziendale.

Doveva sfruttare l’estensione degli orari di sportello per assorbire gli esuberi delle filiali chiuse, ma l’unica banca che ha cominciato (Intesa Sanpaolo) ha messo in piedi un progetto insostenibile, passando da 32,5 a 59 ore settimanali, a parità di organico.

Doveva rappresentare una base per discutere senza traumi dei nuovi piani industriali a livello aziendale, invece è stato un bagno di sangue, con blocchi dei percorsi, taglio delle indennità, giornate di sospensione dal lavoro, riduzione secca dei trattamenti integrativi, straordinario non pagato, demansionamenti, mobilità selvaggia.

Doveva costituire una rinuncia temporanea, per consentire la ripresa dei bilanci aziendali, mentre tutto lascia intuire che le banche puntano ad una riduzione strutturale dei diritti e delle paghe nel settore, da conseguire in modo pressante e permanente.

Le aziende mettono le mani avanti sostenendo che anche il miglioramento della redditività del settore (che dovrebbe passare dai 4 miliardi di utili netti del 2012 ai 6,5 miliardi del 2013) non sarà sufficiente per un ritorno ad una contrattazione più favorevole, anzi bisogna ancora tagliare per riallinearsi alle banche europee.

La situazione è ben rappresentata da quanto avviene nelle tre principali banche italiane:

  • in Intesa Sanpaolo si è chiuso l’accordo sulla produttività sfruttando il ricatto del licenziamento degli apprendisti, con imposizione di sacrifici pesanti ed il varo di un piano di maggiore apertura degli sportelli (dalle 8 alle 20), senza contrattazione né consenso, che sta già determinando un vero e proprio stravolgimento della vita dei lavoratori della rete;
  • in Unicredit si è firmata una revisione del piano esodi (senza farlo votare) ed ora l’azienda insiste con il progetto Newton, per scorporare 2.000 lavoratori, tra cui 800 addetti italiani del consorzio Ubis, al solo fine di ridurre i costi;
  • in Monte dei Paschi di Siena Fabi-Fiba-Ugl-Uilca avevano, già prima degli ultimi scandalosi sviluppi, siglato un accordo separato che mandava a casa 1.000 lavoratori e ne esternalizzava altri 1.100 senza garanzie reali (non si conosce neanche l’acquirente); inoltre azzerava l’integrativo e consegnava all’azienda carta bianca.

In questo ultimo caso si pone anche un problema serio di violazione delle regole “democratiche” che le stesse OO.SS. si sono date, perché le assemblee sono state effettuate in modo separato, senza un conteggio affidabile dei risultati da parte delle sigle sindacali firmatarie: nelle assemblee certificate in modo serio (7.000 partecipanti) ha votato no il 94% dei partecipanti! Che sistema è quello in cui non si fissa neanche una soglia minima per decidere quanti devono votare per considerare valido un accordo?

Nel resto del sistema bancario non va molto meglio: nelle popolari sono stati firmati accordi sempre sulla stessa falsariga, mentre ora anche le banche estere presenti nel nostro paese (Credit Agricole, Bnp Paribas, Deutsche Bank) cominciano a denunciare risultati critici e attuare piani di ridimensionamento.

Dobbiamo dunque riprendere il lavoro di coordinamento tra le forze sindacali, i singoli delegati, i semplici iscritti, i militanti di base, riannodando le fila di quell’esperienza che un anno fa è riuscita a svolgere un grande lavoro di contrasto, di resistenza, di verità.

Il coordinamento del COMITATO per il NO ha deciso di ripartire, con il progetto di costruire una rete permanente tra tutte le forze sane che si muovono sul terreno sindacale nel settore e che intendono misurarsi con i problemi durissimi che i lavoratori si trovano a vivere quotidianamente.

Come già in passato, non ci interessano tanto le logiche di schieramento, l’appartenenza o l’identità di ciascuno, ma il confronto sui contenuti e la necessità di agire immediatamente per difendere le condizioni di lavoro e di vita dei colleghi, che si trovano di fronte difficoltà inedite.

L’attacco delle aziende non è destinato a cessare a breve. Organizzarsi per fermarli è la principale preoccupazione di tutti coloro che condividono il nostro progetto. Riusciremo a farlo se, come in passato, ci darete una mano a tutti i livelli per farci pervenire informazioni, proposte, idee, sostegno, sotto qualsiasi forma.

Cominceremo a fare circolare materiali e riflessioni sui casi aziendali più eclatanti. E’ necessaria la collaborazione di tutti, perché aumentino le adesioni al Comitato e si estenda il suo radicamento, sia come aziende, che come aree geografiche. Non lasceremo nulla di intentato. Non lasciateci soli…

COMITATO PER IL NO AL CONTRATTO AIUTA-BANCHIERI

https://sites.google.com/site/noalcontrattoaiutabanchieri

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Su Sindacadu de sa Natzione Sarda sul dossier sul credito pubblicato dal sito di “A manca pro s’indipendentzia”.

Sassari 22 Novembre 2012

A TUTTI I LAVORATORI SARDI

I lavoratori aderenti a Su Sindacadu de sa Natzione Sarda

  • Gradiscono il dossier “Lo smantellamento del credito sardo. Nuova operazione coloniale per imporre alla Sardigna il sottosviluppo e la sottomissioneprodotto e divulgato dalle Organizzazioni A Manca pro s’Indipendentzia, Confederazione Sindacale Sarda e Sardigna Nazione in data 16 novembre 2012, pur ravvisando una incompletezza nelle informazioni riguardanti il sistema creditizio Sardo.
  • Ritengono pertinente la denuncia delle tre organizzazioni sull’ennesimo “assalto” coloniale all’economia della nostra Isola.

Il documento ripercorre l’escursus storico esclusivamente del Banco di Sardegna nella sua trasformazione societaria, omettendo di contestualizzare ciò che è stato della politica creditizio-clientelare dell’istituto di credito isolano nel periodo dal dopoguerra al 1998. Si rileva l’assenza di qualsiasi accenno ai fatti riguardanti il commissariamento della Banca Popolare di Sassari – oggi Banca di Sassari – e la sua “strana” acquisizione da parte del Banco di Sardegna e, più in generale, della politica creditizia condotta in Sardegna dalle banche continentali.

Tuttavia il documento ha il pregio di essere propositivo e di indicare una “strategia di mediazione” e una proposta interessante e ancora praticabile.

Attraverso l’analisi del dossier riteniamo di aver capito che le due Organizzazioni politiche firmatarie deleghino alla CSS, presente al Tavolo di Modena  grazie al patto federativo con la FALCRI, di intervenire sui punti 1 e 4 della proposta espressa nel Dossier e vale a dire:

- il blocco del progetto della Banca Emiliana di acquisizione delle 35 filiali del Banco di Sardegna e Banca di Sassari, operative nella penisola, dell’accentramento a Modena delle funzioni primarie della Banca, della cessione dei servizi operativi alla società Bper Service della banca modenese.

- la ricostituzione del “Centro Dati” a Sassari, con il compito di garantire il presidio di sicurezza dei dati di tutto il gruppo, e gestire autonomamente i flussi operativi della clientela del gruppo Banco di Sardegna.

Questi aspetti, infatti, possono essere rappresentati esclusivamente al Tavolo negoziale e non possono essere oggetto di mediazione politica o istituzionale.

Ignoriamo se i componenti italiani della delegazione FALCRI in Bper apprezzino questa proposta della Confederazione Sindacale Sarda.

Riteniamo  che non solo la FALCRI ma tutte le componenti sindacali dovrebbero esercitare una forte pressione al tavolo modenese perché anche Bper possa condividere un accordo sui due punti citati.

Purtroppo però abbiamo il timore (la certezza?) che la proposta della “grande Bper” sia accolta acriticamente dalla dirigenza delle due banche e che sia fortemente apprezzata dalla trimurti sindacale (FISAC CGIL-FIBA CISL-UILCA) oltre che dalla FABI (il sindacato giallo, maggioritario in Bper) e temiamo che la FALCRI, a cui la C.S.S. e quindi la delegazione del Banco di Sardegna aderisce, si allinei sulle stesse posizioni. Se i timori espressi si rivelassero fondati, che senso avrebbe per i sindacalisti della CSS partecipare ad un tavolo di trattativa a Modena sottoscrivendo gli stessi accordi che sancirebbero l’esatto opposto di quanto proposto nel dossier?

I lavoratori aderenti a Su Sindacadu de sa Natzione Sarda – invece -  hanno scelto di NON PRESENZIARE alla trattativa di Modena, ritenendola NON IDONEA AL NEGOZIATO sul cosiddetto POLO SARDO della Bper.

“Su Sindacadu” ritiene che il luogo di questa trattativa debba essere la  CITTA’ DI SASSARI, sede delle Direzioni Generali del Banco di Sardegna e della Banca di Sassari, il cosiddetto “POLO SARDO” della Bper.

I lavoratori de SU SINDACADU DE SA NATZIONE SARDA – peraltro non coinvolti ne ascoltati dalle tre organizzazioni – AMPI/CSS/SNI – che hanno prodotto e divulgato il DOSSIER, nonostante fosse stato assunto l’impegno da parte dei lavoratori del Banco di Sardegna per un’azione condivisa – chiedono che le Organizzazioni politiche, le Associazioni a tutela dei consumatori, i gruppi d’intervento giuridico, i sindacati di base, e le Associazioni aderenti alla Consulta rivoluzionaria si facciano promotrici con qualunque mezzo presso le Direzioni delle Aziende di credito Banco di Sardegna e Banca di Sassari, presso la Fondazione Banco di Sardegna, presso la Regione Autonoma della Sardegna e presso la Provincia di Sassari perché possa realizzarsi quanto segue:

  1. Gli impegni assunti dalle sigle sindacali a Modena, dovranno essere discussi, emendati, confermati o trasformati attraverso un negoziato fra le Organizzazioni sindacali Sarde e le Direzioni dei due Istituti di credito: il Banco di Sardegna e la Banca di Sassari.
  2. La Regione Autonoma della Sardegna (punto 4 del Dossier) si dovrebbe fare promotrice di una Legge Regionale di indirizzo del sistema di “mercato del credito Sardo” , basato sulla reciprocità e solidarietà, che vincoli le Banche (sarde e non) ad un reimpiego del risparmio nel territorio isolano.
  3. Le forze politiche presenti nel Consiglio Regionale della Sardegna e nella Provincia di Sassari (membro del Consiglio della Fondazione del Banco di Sardegna), le forze politiche di alternativa, sosterranno delle  “iniziative pubbliche tese al riacquisto delle obbligazioni emesse dalla Bper al fine di evitare che la stessa BPER raggiunga la quota minima del 51% delle azioni del Gruppo Banco di Sardegna”.

SIAMO CERTI CHE QUESTA, COME TUTTE LE BATTAGLIE DI CIVILTA’, DEBBA ESSERE COMBATTUTA. Non abbiamo alcuna certezza di vittoria ma riteniamo che ogni forma di dominio coloniale debba essere osteggiato e denunciato all’opinione pubblica sarda, italiana e internazionale. Chiediamo dunque che le Organizzazioni A Manca pro s’Indipendentzia, Sardigna Nazione Indipendentzia, Indipendentzia Repubrica de Sardigna, Sinistra Critica Sarda, Partito Comunista dei Lavoratori, Partito della Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani, Codacons, Adusbef, Gruppo d’Intervento giuridico, Confederazione Sindacale Sarda, Federazione dei COBAS, Comitati Unitari di Base-CUB, Unione Sindacale di Base-USB attivino tutti i contatti nazionali ed internazionali per denunciare la gravissima ingerenza dello Stato Italiano in Sardegna con la complicità delle “guide indiane” rinnegate che nella nostra Isola, da sempre, operano in funzione dello Stato centralista.

I lavoratori de’ su Sindacadu de sa Natzione Sarda rilanciano, per l’ennesima volta, la proposta di collaborazione con tutte le forze politiche, sindacali e sociali coinvolte, in particolar modo con la CSS e con la Segreteria Regionale della FALCRI, al fine di non indebolire ulteriormente le rivendicazioni che riguardano non solo i lavoratori delle due banche coinvolte ma tutto il Popolo Sardo.

FINTZAS A BINCHER!!!!!

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Banche e territorio.

La gravissima crisi determinata dal capitalismo ha conseguenze tragiche sul territorio della Sardigna. Nessun settore economico si salva, neppure le banche “sarde” (Banco di Sardegna e Banca di Sassari). Mettiamo il virgolettato sul “sarde” in quanto le uniche due banche nate in Sardigna sono, oggi, proprietà del gruppo (colonialista) BPER (Banca Popolare dell’Emilia Romagna, con sede a Modena). Dicevamo dei due istituti di credito sardi; un tempo, neanche troppo lontano, essi si differenziavano e si caratterizzavano da altri istituti di credito per la presenza di prodotti finanziari agevolati volti a tendere una mano al territorio. Il credito agrario agevolato era, in particolare, uno strumento importantissimo per l’economia reale della Sardigna. Strumento che consentiva la sopravvivenze di centinaia se non di migliaia di piccole aziende agricole che davano la possibilità, al territorio, di poter crescere, seppur per piccoli passi. Ma dove passa il colonialismo, è davvero il caso di dirlo, non cresce più l’erba, esattamente come si diceva per gli unni di Attila. Ed il nuovo Attila che ha affossato e continua ad affossare la Sardigna, oggi, è proprio il gruppo BPER, fautore di un piano industriale (2012-2014) che vedrà l’accentramento, presso Modena, dello studio e della predisposizione dei prodotti finanziari anche per il territorio sardo.

Prodotti finanziari lontani dalle reali esigenze dell’economia della Sardigna; che se ne fa un pastore od un agricoltore della carta di credito se non ottiene nessun finanziamento agevolato che possa garantirgli la sopravvivenza della sua piccola azienda?

Ma non finisce qui, sfortunatamente. Non pago di aver rastrellato, grazie ai marchi delle due banche sarde, il poco risparmio faticosamente racimolato dal popolo Sardo, i criminali della BPER lo reinvestono in altri territori (tramite il mercato interbancario) che, contrariamente alla Sardigna, sono a più basso rischio d’insolvenza, dando un’ulteriore mazzata all’economia.

Tutto questo nel silenzio consenziente delle istituzioni regionali, impegnate, in questi tempi, a spartirsi le prossime poltrone al Consiglio regionale.

In questo scenaro, già di per se devastante, si inquadra un’ulteriore follia; la riduzione degli organici delle due banche sarde, con la patetica scusa di sempre del padrone capitalista di “mantenere alta la redditività” (pena il disimpegno e, quindi, la chiusura delle due banche). Un ricatto alla Marchionne, per intenderci meglio. Quel manager, salutato da tante organizzazioni sindacali come il salvatore della FIAT grazie al famigerato “Progetto Italia”, rivelatosi il più clamoroso flop industriale della storia economica mondiale recente.

Siamo solo all’inizio, ovviamente, di questo ulteriore disastro, a cui noi del Sindacadu de sa Natzione Sarda tenteremo di porre freno (vista la nostra forte presenza in una delle due banche sarde). Ma, senza l’aiuto dell’intero Popolo Sardo, la guerra potrebbe essere, purtroppo, persa.

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Analisi di un bidone.

Riceviamo e pubblichiamo dai compagni del SALLCA-CUB




NO AL CONTRATTO BEFFA:
UN PACCO DA RISPEDIRE AL MITTENTE!

Nessun aumento salariale per il 2011 e 5 mesi del 2012
Nessun recupero inflattivo per il triennio precedente
Aumenti medi dichiarati di 50 euro al mese a partire dal mese di giugno 2012,
altri 50 dal giugno 2013, altri 70 dal giugno 2014:
soldi che non contano per TFR, Fondo Pensione, trattamento di quiescenza
TFR calcolato per 3 anni solo su stipendio, scatti anzianità ed ex ristrutturazione tabellare
Blocco degli scatti d’anzianità per 19 mesi
Contratti complementari con tagli salariali del 20% e orari di 40 ore
Salario d’ingresso con abbattimento tabellare del 18%
Un giorno in meno di banca ore o ex-festività per 5 anni per assunzioni solo presunte
Orari di sportello dilatati nella fascia oraria 8-20 o addirittura 7-22.
Forzature sull’obbligo di fare le ferie arretrate e quelle di competenza
Fungibilità dei Quadri Direttivi dal 1^ al 4^ Livello
Accorpamento di VAP e premio incentivante con rischio di perdere anche il primo

Era questa la piattaforma votata dai lavoratori?
Dovevamo aspettare un anno per ottenere queste brillanti conquiste?
Se è sopraggiunta la crisi non era doveroso tornare in assemblea?
C’è qualcos’altro che possiamo fare per finanziare le banche?

Il contratto dei bancari siglato il 19 gennaio scorso è il peggiore da molti anni a questa parte: batte decisamente quello del 2005, che introdusse l’apprendistato, e persino quello del 1999, che pose le basi per un abbassamento del 10% del costo del lavoro nel settore.

La piattaforma del primo tavolo della primavera 2011 ci aveva stupito perché andava in direzione completamente contraria: assumeva i problemi del settore, poneva al centro la necessità di creare nuova e buona occupazione, puntava a difendere l’area contrattuale, chiedeva di fare rientrare le lavorazioni date in appalto, metteva in discussione i sistemi incentivanti e si proponeva di recuperare il potere d’acquisto perduto. Nella sua premessa discolpava, è vero, le banche italiane da ogni responsabilità nello scoppio della crisi, ma sollevava comunque un nodo importante: come fare banca in modo responsabile, equo e sostenibile, abbassando le pressioni commerciali.
Nelle assemblee avevamo fatto notare alcuni punti critici (come la richiesta di fare entrare il sindacato nei consigli d’amministrazione), ma non ci sembrava opportuno bocciare la piattaforma in partenza: poteva essere uno strumento utile per riprendere potere negoziale e, se usata in modo convincente e conflittuale,  per strappare alle banche diritti e conquiste. Visti i soggetti, la piattaforma non ci sembrava credibile e, non a caso, un nostro ordine del giorno chiedeva di ritornare in assemblea se la trattativa avesse preso direzioni diverse. Da allora è passata molta acqua sotto i ponti:

-    i piani industriali presentati dalle banche si sono dimostrati sideralmente lontani dalla realtà, ma comunque dichiaravano migliaia di esuberi e tagliavano altrettanti posti di lavoro;
-    la revisione del fondo esuberi ha ridotto l’assegno di sostegno al reddito per tutti i lavoratori che sarebbero andati in pensione con il sistema retributivo;
-    l’accordo interconfederale tra Cgil-Cisl-Uil e Confindustria ha modificato il sistema delle regole contrattuali, aprendo alla possibilità di accordi aziendali peggiorativi del C.C.N.L.;
-    l’accordo quadro raggiunto nel settore il 24/10/2011 ha recepito l’accordo interconfederale, stabilendo regole nuove, sia sui rinnovi contrattuali che sui criteri di rappresentanza, affossando definitivamente la possibilità di eleggere le rappresentanze sindacali unitarie;
-    i primi incontri sul CCNL, tenutisi a metà dicembre, hanno subito chiarito che l’ABI considerava superata la piattaforma sindacale e che la controproposta sarebbe stata formulata sul terreno completamente diverso dell’emergenza e della straordinarietà.

L’Abi ha avanzato, infatti, una serie di richieste irricevibili, a spese del lavoro e delle tutele esistenti: tenere basso il costo del lavoro, concedere aumenti retributivi modesti, ottenere un salario d’inserimento ultra-ridotto, finanziare con una giornata di banca-ore, o ex-festività, un fondo per assumere/stabilizzare nuovi occupati, allungare gli orari di sportello, normare i contratti complementari con forti sconti, ottenere la fungibilità all’interno dell’area dei Quadri Direttivi.
Tutto questo avrebbe reso assolutamente necessario un ritorno in categoria, con una tornata assembleare capillare, per decidere come procedere, quali priorità selezionare, quali forme di lotta adottare per conquistare gli obiettivi prefissati.
Invece i sindacati trattanti(?) hanno scelto senza indugio la resa totale e definitiva.

I contenuti dell’accordo sono ormai noti:

A)    Contratti complementari: per i neo-assunti l’orario settimanale di lavoro sarà di 40 ore, con inquadramento al livello 2A3L e tabelle retributive ridotte del 20%. Basteranno questi sconti concessi alle aziende per difendere l’area contrattuale?

B)    Insourcing: nel caso di riassorbimento di lavorazioni esternalizzate, con applicazione di contratti diversi da quello del credito, i lavoratori osserveranno un orario di lavoro di 40 ore settimanali, le tabelle retributive potranno essere allineate nell’arco di 4 anni, ma il trattamento economico massimo sarà sempre ridotto del 20%, come nel caso dei contratti complementari.

C)    Fondo per l’occupazione: viene istituito un Fondo per incentivare l’assunzione o la stabilizzazione di giovani sotto i 32 anni, disoccupati, cassintegrati, lavoratori in mobilità, donne residenti in zone svantaggiate. Il Fondo è finanziato, in via sperimentale e per 5 anni, con una giornata di banca delle ore (aree professionali), d’ex-festività (Quadri Direttivi) ed il 4% della retribuzione del Top Management (ma qui c’è solo un invito dell’Abi ai volenterosi!). Il Fondo eroga 2.500 euro l’anno, per tre anni, alle banche che assumono o stabilizzano un lavoratore. In caso d’utilizzo dei contratti di solidarietà “espansivi” il contributo va al lavoratore che accetta una riduzione d’orario in cambio di nuova occupazione.
Vorremmo capire: visto che il Fondo lo pagano i lavoratori,  perché non è stato chiesto se erano d’accordo? Le migliaia di “ESUBERI” dichiarati e attivati (con decurtazione dell’assegno) in questi mesi in tutti i gruppi bancari erano uno scherzo? Ora, per le nuove assunzioni, le banche potranno risparmiare il 18%, ricevere 2.500 Euro di bonus, magari aggiungerne un altro se pescano dalle liste di mobilità. Infine la beffa: i top manager sono “invitati” a non aumentarsi lo stipendio ed a contribuire al Fondo e non poteva essere diversamente visto che questo contratto non può imporre loro nulla. Così continueranno a incassare ricchi, scandalosi e immeritati premi e poi magari faranno anche la figura dei benefattori.

D)    Salario d’inserimento: i lavoratori neo-assunti, a tempo indeterminato, anche se apprendisti,  vengono inquadrati al livello 3A1L, ma hanno uno stipendio ridotto del 18% ad euro 1679,89 lordi al mese, per 4 anni. Le parti invitano le fonti istitutive aziendali a prevedere per i lavoratori neo-assunti un contributo previdenziale del 4% per i primi 4 anni.
E)    Aumenti contrattuali: è previsto un aumento medio di 50 euro dal 1/6/2012 – altri 50 euro dal 1/6/2013 – altri 70 euro dal 1/6/2014 (totale 170), parametrato sulla figura del livello 3A4L con sette scatti di anzianità. Gli aumenti vengono corrisposti come elemento distinto della retribuzione, quindi non vengono computati ai fini degli istituti contrattuali nazionali, del TFR, dei trattamenti di quiescenza, di previdenza e di ogni altro trattamento aziendale. Gli aumenti saranno inseriti in tabella solo dopo il 1/7/2014 e con criteri da definire. Non c’è alcun recupero per il differenziale dell’inflazione per gli anni 2008-2009-2010-2011. Per il 2011, anno con contratto già scaduto, non c’è alcun aumento (e l’inflazione è stata del 3,3%). Nessun aumento neanche per i primi cinque mesi del 2012.

F)    Trattamento economico: per il periodo 1/1/2013-31/7/2014 vengono bloccati gli scatti di anzianità. Fino al 31/12/2014  il TFR viene calcolato solo sulle voci tabellari di stipendio, scatti di anzianità, importo ex-ristrutturazione tabellare (con esclusione di tutte le altre voci).

G)    Orario di sportello: le banche ottengono un aumento del 50% dell’orario di sportello. Infatti, fermo restando il tempo individuale d’adibizione,  il limite precedente parlava di 40 ore settimanali, mentre ora si potrà arrivare a 60 ore con semplice informativa, o addirittura a 75 ore con trattativa sindacale. Ora le aziende potranno fissare l’orario di sportello dalle ore 8 alle 20 con una semplice informativa alle OO.SS. con preavviso di 10 giorni (sono possibili osservazioni). Con il negoziato sindacale possono aprire tra le 7 e le 8 del mattino, oppure tra le ore 20 e le ore 22, con 10 giorni di tempo per negoziare soluzioni condivise. Viene raccomandato alle aziende di privilegiare la volontarietà. E’ possibile addirittura  il superamento di questi limiti, se lo sportello è situato in centri commerciali, mercati, stazioni, località turistiche, fiere, manifestazioni, ecc.

H)    Fungibilità dei quadri direttivi: viene istituita la Commissione Inquadramenti per procedere a classificazione del personale, declaratorie e profili professionali; intanto diventano immediatamente e pienamente fungibili i Quadri Direttivi dal 1^ al 4^ livello. Servirà alle banche per aggirare i divieti di demansionamento e risparmiare sugli inquadramenti.

I)    Premio variabile di risultato: in sede aziendale si può prevedere un unico premio aziendale di risultato che unifichi VAP e sistema incentivante, con la raccomandazione delle OO.SS. affinché venga fissato con criteri condivisi, fermo restando la sua crescente correlazione con effettivi incrementi di redditività, produttività ed altri obiettivi d’impresa. La crisi poteva essere l’occasione per cambiare il modo di lavorare nelle banche. Non crediamo che il sistema incentivante possa essere contrattato, va superato. Così anche il Vap diventerà ancora più incerto e magari distribuito in maniera iniqua.

J)    Fruizione delle ferie: le parti s’impegnano all’effettiva fruizione di riduzioni d’orario, banca ore, ferie ed ex-festività, con smaltimento di quelle arretrate. Ricominceranno forti pressioni per fare le ferie, anche quando non servono, per garantire riduzioni di costo. Su questo però invitiamo alla fermezza: nonostante la complicità dei sindacati asserviti, una dichiarazione non cancella le leggi e potete rispondere picche a chi vi “ordinerà” di azzerare le ferie.

K)    Relazioni sindacali: possibilità di definire a livello aziendale o di gruppo “specifiche intese” modificative in peggio di regolamentazioni, anche disciplinate dal CCNL, su prestazione lavorativa, orari e organizzazione del lavoro. Le aziende potranno quindi servirsi di contratti “alla carta” disarticolando il CCNL. La scadenza contrattuale viene fissata al 30 giugno 2014. Il periodo di raffreddamento del conflitto al momento della scadenza del  contratto viene allungato a 7 mesi. Tutte le OO.SS. si impegnano al rispetto del contratto, se esso viene firmato da chi rappresenta il 55% dei lavoratori iscritti. L’iscrizione ai sindacati è certificata dalla trattenuta in busta paga. Chi non ha la trattenuta in busta paga non esiste. Chi non è iscritto ad un sindacato firmatario non conta.

L)    Efficacia dei contratti di secondo livello: sono validi per tutti i lavoratori e vincolanti per tutte le organizzazioni sindacali, se sottoscritti da OO.SS. che rappresentino la maggioranza dei lavoratori che vi sono iscritti. Vale anche qui la regola che i lavoratori non iscritti ai sindacati firmatari, unici beneficiari della trattenuta in busta paga, non contano niente.

M)    Elemento di garanzia retributiva: nelle aziende prive della contrattazione di secondo livello e altri trattamenti economici, oltre a quanto previsto dal CCNL, spetta un importo di 258 euro lordi annui. Ci sarà da scialare …

N)    Indennità di vacanza contrattuale: è confermata al 30% dell’inflazione prevista e decorre dopo 3 mesi dal mancato accordo, ma prima saliva al 50% trascorsi 6 mesi dalla scadenza, mentre ora resta ferma al 30%.

O)    Apprendistato: viene attivata entro febbraio una Commissione per adeguare, entro aprile 2012,  l’apprendistato professionalizzante a quanto previsto dal D.lgs. 14 settembre 2011, n. 167.

P)    Long Term Care: sale da 50 a 100 euro l’anno il contributo alla Casdic per la copertura del rischio di perdita dell’autosufficienza.

Completano l’opera un’ulteriore sventagliata di Commissioni Paritetiche la cui utilità per i lavoratori resta del tutto indecifrabile, visti i risultati ottenuti, ma garantisce un bel “poltronificio” ai sindacati firmatutto: Inquadramenti, Orari di lavoro, Pari Opportunità, Accordo R.l.s., Semplificazione e Razionalizzazione Normativa, addirittura un Osservatorio nazionale sulla Produttività.

La cultura della crisi ha pervaso nel profondo anche le organizzazioni sindacali, che hanno firmato nel momento peggiore un contratto di pesante arretramento, duraturo e strutturale, soccombendo al clima di emergenza che è stato imposto al Paese dal vecchio e dal nuovo governo, con l’uso del deterioramento della  situazione finanziaria. I lavoratori non hanno colpa dei guasti che sono stati arrecati alla struttura produttiva italiana, alla tenuta finanziaria, al sistema sociale. Non tocca a noi pagare i costi del risanamento! Non tocca a noi aiutare le banche a risollevarsi!

Organizziamoci per resistere e per bocciare il contratto, nelle sedi sindacali, nelle assemblee dei lavoratori, sui posti di lavoro. Usiamo la consultazione per dare il benservito a queste organizzazioni sindacali. Mettiamo insieme le energie: lavoratori arrabbiati, delegati sindacali onesti, iscritti stanchi di subire. Bocciare il contratto significa ripartire, ricominciare a resistere, dire di no quando serve e quando ci vuole.

Non lasciamoci passare tutto sopra la testa: usiamola per riprenderci in mano il nostro futuro.

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Credito e Assicurazioni
www.sallcacub.org               sallca.cub@sallcacub.org
Sede Legale: Milano – Viale Lombardia 20; tel. 02/70631804; fax 02/70602409
Sede Operativa: Torino – Corso Marconi 34; tel. 011/655897; fax 011-7600582
f.i.p. 30/01/2012

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La vergogna (comunicato del SALLCA-CUB)

Riceviamo dai compagni della SALLCA-CUB e volentieri

pubblichiamo, in attesa di poterci coordinare con loro.

DA SEGRETERIA NAZIONALE CUB-SALLCA

CONTRATTO BANCARI: IL DANNO E LA BEFFA
Si è concluso nel peggiore dei modi e senza un minuto di sciopero il rinnovo del contratto dei bancari: una sceneggiata nel metodo e un obbrobrio nei contenuti.
A fronte di un contesto di crisi innegabile, i sindacati firmatari hanno deciso di farvi fronte cestinando la loro già poco credibile piattaforma e limitandosi ad emendare quella della controparte, scaricando sacrifici sui lavoratori per aiutare i poveri banchieri.
Una trattativa lampo con comica finale: il 18 gennaio veniva raggiunto verbalmente l’accordo, il 19 si riapriva il confronto perchè il testo non coincideva con quanto concordato. Ancora l’altra settimana stavano girando due testi diversi!!!!
Nel merito: non c’è il recupero del potere d’acquisto, vi sono perdite su importanti parti normative, viene allargato in modo insensato l’orario di sportello e “difesa” l’area contrattuale con forti sconti alle aziende sulle nuove assunzioni.
Il Fondo per l’occupazione introduce il salario d’ingresso ed un contributo a carico dei lavoratori. Beffa finale: i top manager vengono invitati(sic!) a non aumentarsi i loro già scandalosi ed immeritati stipendi e a dare un contributo del 4% al Fondo per l’occupazione.
Un’ultima domanda: come mai si crea un fondo per l’occupazione a condizioni stracciate dopo che in questi mesi sono stati firmati nei principali gruppi bancari accordi per migliaia e migliaia di esodi?
Ancora una volta si conferma la teoria che la crisi è una grossa opportunità: per chi ne è responsabile e riesce a scaricarne i costi su chi ne è incolpevole!
Di fronte alla cancellazione di ogni residuo di democrazia sindacale e di autonomia negoziale, invitiamo i quadri sindacali delle sigle firmatarie che hanno ancora un barlume di dignità a unire gli sforzi per contrastare questo scippo ai danni dei lavoratori, ricompensato dall’Abi con il consueto proliferare di commissioni paritetiche, utili solo al mantenimento delle burocrazie sindacali.
A breve produrremmo un volantino analitico con tutte le “delizie” del rinnovo contrattuale.”

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Il piano industriale del gruppo Intesa – S. Paolo.

Riceviamo e pubblichiamo volentieri un comunicato dei compagni della SALLCA-CUB Intesa – S. Paolo dell’Area di Torino;


PIANO INDUSTRIALE: ALTROCHE’ SE PARTIAMO MALE!

Abbiamo letto con una punta d’ilarità (anche se non c’è nulla da ridere) il volantino dei sindacati del primo tavolo dell’Area Torino, “partiamo male”.
A parte il fatto che la brutta partenza non riguarda certo solo Torino (anche noi abbiamo scritto sulle vicende dei poli di ISGS di Cagliari e Napoli fatti a pezzi e sui disastri di Banca  Monte  Parma), verrebbe da dire: anche voi concertativi incalliti vi siete accorti delle angherie aziendali contro i lavoratori?

Nell’incontro del 21 ottobre dei sindacati firmatari con l’azienda, questa ha dato risposte evasive ed inconcludenti al punto di dover richiedere un nuovo incontro entro la prima metà di novembre.

Nell’occasione si parlerà di part-time, pressioni commerciali e gestione generale delle comunicazioni tra i gestori del personale ed i colleghi. Ci attendiamo forti progressi dal prossimo incontro, al quale non ci viene consentito di partecipare ma cui siamo molto interessati: stiamo raccogliendo una serie di episodi sul “museo degli orrori” della gestione del personale degli ultimi tempi.

Riguardo ai part time andrebbe aggiornata la normativa: essi vengono rinnovati/concessi solo nella misura e nelle modalità che rispondono alle esigenze…aziendali.
Riguardo le pressioni commerciali basterà dire che le richieste assillanti di report giornalieri da parte dell’Area non suggeriscono certo un clima sereno e privo di indebite forzature: a quando le bacchettate sulle dita del direttore che si presenta  a mani vuote a fine giornata? Di questi tempi poi, quali report dovrebbero arrivare oltre al resoconto delle telefonate preoccupate dei clienti?

Sarà il caso di tenere presente (ricordate le “uscite” del Direttore Regionale in occasione di un’infelice riunione con i consulenti?) che la Cub-Sallca, anche se estromessa dagli incontri, ha molti modi per far sentire la propria voce.

Aggiungiamo, anche, come promemoria per chi “tratta” (si fa per dire…), che sono riprese le pressioni in tema di ferie. Davvero fervida la fantasia dei vari responsabili, che si inventano norme inesistenti in materia di residui di ferie: dai più temerari (zero rimanenze) ai più generosi (massimo tre giorni, massimo cinque e così via). Ancora più buffo quanto accade in alcuni punti operativi, dove i responsabili convocano i lavoratori uno ad uno, ad esclusione di quelli che sanno già che li manderebbero (giustamente) a stendere.

Se la gestione del personale lascia a desiderare, la gestione dell’organizzazione del lavoro da parte dell’azienda prepara scenari preoccupanti. Parleremo prossimamente in modo più approfondito del nuovo modello di filiale e della conseguente eliminazione di alcune figure professionali. Per ora osserviamo che l’idea di eliminare gli addetti alla contabilità promette nuovi sconquassi.

L’operazione viene giustificata con lo slogan “tutto il lavoro ai back office”. Si tratta di una scemenza. Primo, non tutto il lavoro può essere accentrato. Secondo, la tesi che l’accentramento faccia risparmiare tempo può essere sostenuta solo dai manager che non capiscono nulla del lavoro ed essere accettata solo dai sindacalisti che a lavorare non ci sono mai. Siamo al fianco dei tanti, eroici, colleghi che, infischiandosene di disposizioni aziendali assurde, continuano a fare le operazioni, garantendo ai clienti un servizio di qualità e sveltendo le pratiche.
Contro il tentativo di disarticolare il lavoro delle filiali, non mancheremo di fare sentire la nostra voce, anche con denunce all’esterno.

D’altronde, anzichè spendere soldi per consulenze inutili, l’azienda farebbe bene a seguire i consigli della Cub-Sallca, visto che i nostri rappresentanti a lavorare ci vanno.
Non avevamo forse scritto un anno fa che il collocamento dei roller cash sarebbe stato deleterio? Salutiamo con favore i progetti di sostituzione di questi macchinari allucinanti con i cash-in cash-out  (cosa che peraltro non esaurisce il tema sicurezza), ma perchè non farlo subito? Se lo chiedono anche i colleghi, che osservano attoniti l’ennesima ristrutturazione delle filiali e si chiedono quanto viene a costare questo giochino. Domanda legittima visto che questa azienda risparmia persino sulla frequenza dell’invio della posta interna.

Due anni fa avevamo caldeggiato una giornata intera, in aula, per tutti, per la formazione sull’Antiriclaggio. Oggi finalmente ci siamo, ma solo perchè l’Abi è intervenuta con una certa decisione.

Avevamo anche scritto che sciogliere i Centri Domus era un grave errore, perchè sarebbe venuto meno il filtro dei colleghi specializzati rispetto all’esuberanza di certe spinte da budget sull’argomento.

Anche in questa circostanza si assiste ad una parziale retromarcia, parziale perchè per le filiali autonome non si tornerà indietro (per ora?): rinasce dalle ceneri del Centro Domus il CEM, Centro Eccellenza Mutui. Come da tempo accade in questa azienda, tale magniloquente titolo nasconde la triste realtà perchè il volere aziendale prevede che il CEM venga collocato all’interno del Consorzio ISGS. Tale scelta è sbagliata sia perchè il lavoro avverrà a stretto contatto delle filiali (per cui sarebbe ben più logica una collocazione in Banca dei Territori) sia perchè i lavoratori coinvolti non gradiranno certamente una ennesima “deportazione” in ISGS.
Da questo punto di vista avvisiamo subito che eventuali colpi di mano rispetto alla volontarietà dei colleghi sulla loro collocazione verranno contrastatati sul piano sindacale e legale.

Le cose che abbiamo segnalato in questo volantino rappresentano solo una parte dei sinistri progetti di un management che, operando solo nell’ottica di tagliare i costi e di annichilire il personale, finirà per fare danni pesanti a questa azienda.
Questi progetti vanno contrastati con forza a partire anche dal vissuto quotidiano. Invitiamo i lavoratori a rompere il muro di rassegnazione e di isolamento che la dirigenza aziendale vuole costruirci intorno.

Contattateci e denunciate le angherie cui venite sottoposti tutti i giorni.

Non lasciamo che manager immeritatamente strapagati distruggano l’azienda.

Insieme possiamo resistere e reagire.

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Intesa Sanpaolo Area Torino”

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