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Solidarietà ai lavoratori della Rockwool in lotta.

Su Sindacadu de sa Natzione Sarda esprime la propria solidarietà ai lavoratori della Rockwool, in lotta per difendere il proprio posto di lavoro, per restituire ai lavoratori e al lavoro la dignità e la centralità che i governi dei banchieri cercano di negare. Quando uno Stato (italiano, nel nostro caso) sostituisce il lavoro produttivo con la speculazione finanziaria, quando uno Stato di banchieri raccoglie la solidarietà di tutto l’arco costituzionale, quando vengono meno le differenze fra gli schieramenti di destra o di sinistra ed entrambi puntano a ristrutturare il Capitale facendo pagare la crisi ai lavoratori … quando sindacati concertativi continuano ad “amoreggiare” incondizionatamente con i Padroni e con il loro sistema ….allora vuol dire che e’ venuto il tempo di fare a meno di quelle forze sociali e politiche per puntare con più decisione alla trasformazione della società, alla risoluzione delle dipendenze.

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Monti e Formero: colossali bugie.

Monti e Fornero colossali bugie

Un comunicato dei CUB.

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Comunicato SALLCA-CUB.

Con i compagni della SALLCA-CUB esiste, da tempo, una coincidenza di opinioni in merito alle tematiche di carattere italiano e condividiamo, inoltre, anche la stessa attenzione per i reciproci territori.

E’ per questo che, da ora in poi, ospiteremo, sul nostro sito web, anche riflessioni di carattere generale che ci perverranno da loro.

Introduciamo questa nuova fase con un comunicato pervenutoci via e-mail:

DA SEGRETERIA NAZIONALE CUB-SALLCA

Commenteremo in modo più preciso le misure prese dal governo Monti, ma i provvedimenti annunciati confermano tutte le nostre preoccupazioni. Un governo insediato dalle oligarchie finanziarie, composto dai loro amici (rimandiamo al nostro precedente volantino per ricordare gli incarichi in Goldman Sachs del duo Monti-Draghi: altrochè conflitto di interesse) e votato a chiedere sacrifici secondo le consuete modalità: tagli alle pensioni, alla sanità, ai trasporti e tasse che colpiscono pesantemente anche gli strati inferiori della popolazione (Ici e Iva).
Le misure usate come paravento per coprire le vergogne (tassa sui beni di lusso e sui capitali “scudati”) hanno quasi il sapore della beffa: chi ha beneficiato dello scudo fiscale ha esportato illegalmente all’estero capitali che sarebbero stati tassati al 40%. Li ha fatti rientrare pagando il 5% e oggi gli si chiede un ulteriore salasso del 1,5%!!!!
Per l’ineffabile Monti non c’è alternativa tra sacrifici e fallimento. L’alternativa c’è: far pagare chi non ha mai pagato!
Sappiamo anche dove finiranno i soldi prelevati a lavoratori e pensionati: a finanziare le grandi opere, dove grandi sono solo i profitti per i soliti noti che si arricchiscono attraverso lo spreco di denaro pubblico per opere inutili, quando non dannose. Intanto il territorio italiano cade a pezzi e ad ogni alluvione si contano i morti, ma i soldi per mettere in sicurezza le aree a rischio non ci sono.
E’ un mondo al contrario, dove i ricchi rubano ai poveri, dove i beni comuni vengono depredati e dove chi protesta è un malfattore.
Ma la resistenza continua e c’è già un primo appuntamento. L’8 dicembre la Val di Susa si mobilita per 4 giorni.
La Cub-Sallca, come sempre, ci sarà. Per chi vuole conoscere nei dettagli il programma può visitare il sito www.notav.info, da cui abbiamo tratto questi semplici quanto significativi dati

Nel 2010 fonti ministeriali quantificavano in:
  • 19 miliardi di euro il fabbisogno minimo per mettere in sicurezza il paese da frane, smottamenti e altri danni idrogeologici
  • 13 miliardi di euro il fabbisogno minimo per mettere in sicurezza le SCUOLE mentre I soldi per il cunicolo geognostico della Maddalena, come stabilito dal CIPE, sono sottratti anche dai fondi FAS per la messa in sicurezza delle scuole!
  • Il TAV in valle di Susa potrà costare per difetto 20 miliardi di euro che andranno a cadere sulle nuove generazioni senza aspettativa di lavoro!

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Bentornato Bruno.

A nome de Su Sindacadu de sa Natzione Sarda siamo contenti di essere in questa pizza e poter dire: “Bentornato Bruno!”.

In questi 29 mesi di prigionia che Bruno ha sopportato, molto è cambiato.
La crisi mondiale del sistema capitalistico si è acuita e le sue ripercussioni in Sardigna sono più gravi di due anni e mezzo fa.

L’industria sarda è stata quasi totalmente smantellata e all’aggressione alla classe operaia si è aggiunta la colossale truffa della “chimica verde” che ha sostituito le produzioni industriali del territorio di Porto Torres con un gigantesco inceneritore che chiamano “centrale a biomasse”. Il ricatto del lavoro e l’ipotesi della disoccupazione hanno favorito questo processo.

Il futuro non è roseo per i lavoratori e nuove incertezze e mortificazioni – temiamo – si aggiungeranno alle precedenti.

La società sarda e occidentale tramontano e si arrendono al grande sfruttamento delle multinazionali favorite dai parametri e dagli indicatori del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Europea.
Il compagno Bellomonte è certamente informato delle lotte dei pastori e delle insensibili e usuraie politiche di Equitalia e del numero impressionante di aziende sottoposte a crudeli pignoramenti che alimentano tensioni e frustrazioni fra i lavoratori e le piccole aziende della nostra Isola.

Siamo certi che tutti abbiamo ben presente lo sviluppo delle politiche militariste dello Stato italiano, il suo coinvolgimento in numerosissimi scenari di guerra che coinvolgono le basi militari presenti nell’isola e la progettazione di numerosi Radar lungo tutte le coste sarde.

Radar ad uso del corpo della Guardia di Finanza ufficialmente per impedire lo sbarco dei clandestini ma – crediamo – in una logica militare di controllo strategico del Mediterraneo nella dinamica dello sviluppo delle politiche militari della Nato e degli USA per il controllo di tutto il nord Africa e Medio Oriente.  I comitati spontanei dei cittadini sono riusciti a bloccare l’installazione dei Radar grazie ad un ricorso al TAR ma non sappiamo per quanto tempo tale realizzazione rimarrà bloccata ne se il progetto venga accantonato. Gli ascari locali della “mediazione” – vedi il sindaco di Sassari – propongono nuovi siti, mentre i comitati NO-RADAR propongono la cancellazione del progetto.

Oggi la battaglia si gioca anche intorno al GALSI (il gasdotto che dall’Algeria attraverserà la nostra isola). Progetto “precettato” dallo Stato che lo definisce “strategico”, come definisce strategica la TAV.

Un Progetto equamente condiviso dal centrodestra e dal centrosinistra con Berlusconi prima e con Mario “Morti” oggi.

Un progetto che non può essere condiviso dal popolo sardo, che non produrrà alcun beneficio e che devasterà il territorio. E’ sufficiente andare in Campidano per vedere lo scempio della realizzazione ai margini della strada statale 131. Anche da questa piazza è opportuno mandare un messaggio alle istituzioni urlando NO GALSI, VOGLIAMO UN’INDUSTRIA ENERGETICA DIFFUSA, RINNOVABILE ED ECOSOSTENIBILE FUNZIONALE ALLO SVILUPPO DELLA SARDIGNA.

Non mancano le tensioni nelle zone a più alta concentrazione militare (QUIRRA in prima linea) ne i paradossi dello smantellamento del sistema pubblico dei trasporti o i problemi e le negatività che il precariato introduce, in particolare nella forestazione e nei servizi, senza dimenticare la vile aggressione alla scuola pubblica che produce una dispersione scolastica che pone l’infanzia e i giovani sardi in una condizione di serissima difficoltà.

E inoltre le nuove povertà e le crescenti difficoltà dei diversamente abili o degli anziani in un contesto in cui regrediscono le ataviche culture della solidarietà, da sempre presenti nella nostra isola. Come vedi, caro Bruno, non sono venuti meno i motivi per continuare le lotte, per presidiare il territorio contro l’aggressione neocoloniale alla Sardigna e ai Sardi, contro quest’attacco criminale al territorio e al sistema produttivo.

VIGILARE E LOTTARE.

E’ compito della parte più sensibile del Popolo Sardo e degli Indipendentisti, in primo luogo, vigilare perché il nostro territorio e il nostro Popolo, con la sua cultura e le proprie attività produttive non vengano definitivamente annientati.

Ed è nostro compito LOTTARE per restituire al Territorio e al Popolo Sardo che lo abita, la forza e il coraggio per PASSARE DALLA RESISTENZA ALLA LIBERAZIONE.

Su Sindacadu de sa Natzione Sarda definisce questo percorso LIBERATZIONE SOTZIALE E LIBERATZIONE NATZIONALE ed è il percorso che gli indipendentisti della Sinistra patriottica Sarda hanno scelto di percorrere.
Questo Percorso, che consideriamo legittimo e praticabile, è guardato con molta attenzione dal Popolo Sardo e ovunque il Movimento indipendentista è guardato con simpatia e apprezzamento.
Guardare con occhio critico e DISSENTIRE dalle scelte che lo Stato Italiano compie in Sardegna è una ginnastica comune per i Sardi. Moltissimi affermano che senza l’Italia la Sardegna potrebbe cavarsela benissimo!

Ma affermare il bisogno di Sovranità, in Sardegna, è vietato.

Perché in Sardegna, quando il DISSENSO assume variabili e connotati considerati “pericolosi” per lo Stato Italiano, non cambiano certamente le leggi o le strategie autoritarie.

NO! S’introduce la REPRESSIONE, si nega la possibilità del DISSENSO, si nega la DEMOCRAZIA e s’introduce la GALERA.

Ed è facile intuirne le motivazioni!  La Sardegna è STRATEGICA PER IL MEDITRRANEO. Lo sapevano gli inglesi e i russi, lo sapevano i francesi e lo sanno gli Italiani, anche se per riuscirvi hanno dovuto cedere una parte del proprio territorio agli statunitensi attraverso accordi segreti che fanno vergogna a qualunque comunità civile.
Ecco perché non si tollera neppure l’IDEA D’INDIPENDENZA.

Ecco perché anche il pensiero o il sogno di un altro mondo possibile nella nostra isola diventa EVERSIONE.  Ecco perché tutti noi siamo osservati e spiati, intercettati e perseguiti. Non perché siamo sardisti o comunisti, atei, cattolici o musulmani, sindacalisti o ambientalisti.

NO!  Siamo osservati, spiati o pedinati perché vicino ad ogni nostro libero pensiero aggreghiamo la parola INDIPENDENTISTA. Siamo quindi Sardisti-INDIPENDENTISTI, Comunisti-INDIPENDENTISTI, atei o cattolici o musulmani-INDIPENDENTISTI, ambientalisti-INDIPENDENTISTI, sindacalisti-INDIPENDENTISTI.  E’ quell’aggettivo che spaventa. E’ l’idea che qualcuno possa mettere in discussione l’Unità dell’Italia di Cavour (di Cavour ?) che è la stessa di Napolitano o di Berlusconi o di Bersani.

Ma forse tutte queste cose le sappiamo e oggi è giusto;

-ricordare solo per un attimo il compagno Luigi Fallico morto nelle galere italiane perché accusato di un reato che “non sussiste”.

-dare il benvenuto al compagno Buno Bellomonte.

-richiedere con forza la sua riassunzione da parte delle Ferrovie dello Stato.

FINTZAS A BINCHER! FINTZAS A S’INDIPENDENTZIA!!

Portavoce
Sindacadu Natzione Sarda

Anghelu Marras

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Giustizia è fatta?

Oggi, con l’assoluzione del compagno Bruno Bellomonte, iscritto della nostra Organizzazione,  perchè “il reato contestato non sussiste”, si conclude il primo capitolo di una vicenda nata più nella mente di taluni che nella realtà.

Gioiamo dell’imminente liberazione di Bruno ma non dimentichiamo l’aspetto tragico di questa dolorosa vicenda. Durante questa lunghissima detenzione è, infatti, morto in carcere un altro degli imputati – Luigi Fallico – anche lui considerato dalla Corte di Roma completamente innocente. Tutto questo ci fa riflettere amaramente sulla “Giustizia Italiana”.

Abbiamo ben presente chi, in questi anni, ha sempre sostenuto la lotta di Bruno e chi, invece, ha snobbato la causa dell’indipendentismo vero per abbracciarne un altro, opportunistico e di facciata.

Ci auguriamo che questa sentenza possa ridare serenità a Bruno ed alla sua famiglia, pur sapendo  che niente al mondo potrà mai ripagarli dei dolori patiti in questo tempo.

Siamo consci, tuttavia, che l’opera di repressione del movimento indipendentista non è arrivata al capolinea  e, anzi, è proprio adesso che si apre una nuova fase repressiva: la richiesta di rinvio a giudizio di 18 militanti indipendentisti.

Manterremo alta la nostra attenzione sui prossimi sviluppi e confidiamo che, questa volta, la giustizia possa arrivare in tempi più brevi.

Sa Diretzione de su Sindacadu de sa Natzione Sarda

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Il “nuovo” fondo esuberi alla prova delle vertenze aziendali.

Riceviamo e pubblichiamo da parte delle compagne e dei compagni della SALLCA-CUB:

DA SEGRETERIA NAZIONALE CUB-SALLCA

Come abbiamo scritto nel nostro precedente comunicato, il recente accordo sul “nuovo” Fondo Esuberi sarebbe stato messo alla prova nelle varie realtà aziendali. Ciò sta accadendo con esiti divergenti.
Banco Popolare sta affrontando la prova di unificazione in Banca Unica (che segna il passaggio dal modello federale al modello accentrato, da cui resta fuori solo il Credito Bergamasco) con una previsione di riduzione dell’organico da circa  20.000 a 18.000 unità entro la fine del 2015. Un taglio pesante (10% dell’organico) e le cui ricadute sull’operatività e sui ritmi di lavoro saranno tutte da verificare, soprattutto se le uscite degli esodati avverranno prima che le fasi di unificazione siano realmente avvenute.
Valutiamo in modo molto critico questa operazione nel suo insieme, ma l’azienda ha annunciato di voler affrontare la situazione con esodi volontari ed incentivati. Restiamo in attesa di verificare come questi princìpi verranno formalizzati in un accordo.
Sotto questo aspetto, ben diversa è  la situazione in Intesa Sanpaolo, dove la trattativa è fallita per la volontà dell’azienda di imporre l’uscita obbligatoria per chi aveva maturato il diritto alla pensione e numerose deroghe contrattuali al personale da “riconvertire”, che vanno dal demansionamento al superamento dei limiti sui trasferimenti, dal peggioramento degli accordi di armonizzazione all’obbligo di fruizione di ferie arretrate ed ex festività.
La controparte ha chiuso la procedura sugli esuberi senza accordo e con una lettera all’Abi e alle sigle trattanti con una frase vagamente minacciosa, in cui annuncia di voler avviare “nel rispetto delle vigenti disposizioni di legge e di contratto”  – “le procedure necessarie per l’imprescindibile obiettivo di contenimento del costo del lavoro previsto dal Piano di impresa in atto, che il gruppo intende assolutamente e coerentemente perseguire”.
Il comunicato del primo tavolo sulla chiusura delle trattative,  si conclude con il proposito di valutare “future iniziative da intraprendere anche con il coinvolgimento dei lavoratori di tutto il gruppo”.
A noi pare evidente che all’arroganza aziendale si debba rispondere con la mobilitazione ma ora si profila il rischio che la vicenda si impantani in una nuova trattativa con l’intervento dell’Abi e delle segreterie nazionali, che potrebbe produrre qualche pasticcio a scoppio ritardato. Nonostante il periodo di ferie (o proprio per questo) occorre vigilare.
Ricordiamo anche che la Cub-Sallca continua ad essere discriminata ed esclusa dalle trattative (sia aziendali, sia sul rinnovo del CCNL) alla quali ha chiesto di partecipare.

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Credito e Assicurazioni”

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